22/04/2010

L'infamia dell'anonimato

 

anonimi 1.jpgQualche anno fa, in un incontro tenutosi a palazzo di città, il Procuratore della Repubblica di Agrigento Ignazio De Francisci ebbe a dire che Licata era particolarmente nota in Procura per l’eccezionale numero (un record assoluto) di missive anonime, provenienti dalla nostra città e che intasavano i suoi uffici giudiziari. Missive di solerti cittadini licatesi che, ben celati dal più rigoroso anonimato, raccontavano di fatti e di misfatti consumati da potenti e meno potenti da ricchi e poveri, da conoscenti e vicini di casa.

Ebbe anche a dire che un tale comportamento, non solo non faceva onore alla città, ma che finiva per intralciare e rallentare il corso della giustizia. Il desiderio di giustizia e di legalità non può essere rivendicato nascondendosi nel buio dell’anonimato, bisogna avere il coraggio di manifestarlo a viso aperto, alla luce del sole; denunciando fatti e misfatti, abusi e soprusi, firmandosi con il vero nome e cognome e mettendosi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Altrimenti, aggiungo io, nella maggior parte dei casi è delazione, calunnia, spirito di vendetta, gratuita diffamazione.

Ho voluto raccontare questo episodio per dire che, nella nostra città, pare sia talmente diffusa la pratica della facile esternazione dell’anonimo pensiero, al punto di averne travalicato i confini ed essere diventata oggetto di autorevoli citazioni. Onestamente, non saprei dire con certezza se Licata è veramente la città della provincia agrigentina con il maggior numero di estensori di anonime missive, ma ad onor del vero. non si può smentire che tale disciplina trova nella nostra città folte schiere di zelanti praticanti.

Chi ha memoria e qualche annetto sulle spalle, potrà sicuramente raccontare di lettere anonime, scritte sui muri, frasi sibilline o di racconti infamanti (fatte circolare ad arte o diffuse con perfida maestria), utilizzati quali strumenti preferiti per tentare di danneggiare, infangare e annientare avversari, oppositori o concorrenti.

Il tempo passa, le nuove generazioni crescono; cambiano i metodi e gli strumenti, ma il brutto vizio resta intatto: scrivere, parlare e “straparlare” a ruota libera, senza freni e senza limiti, ben nascosti, protetti dalle tenebre dell’ignobile anonimato.

Sarà anche questo uno dei motivi della mancata crescita culturale e politica della comunità licatese?

E’ forse questo bisogno di nascondersi, di non volersi esporre, della mancanza di coraggio necessario ad assumere le responsabilità delle proprie azioni, il gene negativo che contribuisce ad accentuare la triste decadenza della città?

Ad ognuno le proprie valutazioni, la cosa certa è che l’esercizio di tale pratica non serve a nessuno, non aiuta la formazione di una coscienza critica, l’instaurarsi di una franca e costruttiva contrapposizione, la civile convivenza, il ripristino di quella legalità e quella giustizia da tutti continuamente invocata.

Sarebbe ora che si smettesse di esercitare tale nefasta pratica, che si evitasse di fornire spazi o dare considerazione agli anonimi di ogni genere e specie. Credo che al punto in cui siamo arrivati non si può più rimestare nel torbido fango. Chi ha voglia di dire qualcosa, la dicaviso aperto! Chi pensa di sapere di intrallazzi e malaffare, lo denunci chiaramente! Chi ha qualcosa da criticare o da rimproverare a chicchessia, inizi a farlo con dati alla mano e soprattutto senza indossare maschere o cappucci da boia. Ci si confronti civilmente, ci si contrapponga, ci si scontri anche aspramente, se serve, ma lo si faccia con la propria identità, col coraggio e la dignità di chi crede in ciò che dice e non ha paura del confronto e del contraddittorio. La rinascita di Licata inizia anche da questo.

 

Licata li, 20.04.2010                                                                                                            Angelo Biondi

 

12:09 Scritto da: angelobiondi | Commenti (0) | Segnala |  Facebook

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